Permessi facili per circolare – c’è bisogno di fare chiarezza


In “Bianco rosso e Verdone”, il logorroico e pedante Furio annuncia alla famiglia che l’auto ha appena terminato il rodaggio e lancia la seguente proposta: “Bambini, vogliamo dare una lezione a quel bestione là davanti che tra l’altro di domenica non potrebbe neanche circolare?”. Il sorpasso finisce malissimo. Per timore delle conseguenze il camionista, uno strepitoso Mario Brega, si rifugia nella vetturetta di Mimmo (e della nonna).

Comunque, abbiamo un dato di fondo inoppugnabile: la domenica, per regola generale, i mezzi pesanti non circolano. Se però andiamo ad analizzare questa regola dall’interno, ci accorgiamo che le cose sono piuttosto complesse; e che, forse, tutto un sistema consolidato sta oramai mostrando la corda.

Il cosiddetto “calendario dei divieti mezzi pesanti” in realtà non è un banale calendario indicante, per l’anno successivo, le domeniche e gli altri giorni festivi con le ore precluse al trasporto merci, ma un vero e proprio provvedimento generale, redatto annualmente dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti in funzione di regolamentazione della circolazione, pieno di eccezioni e contro-eccezioni.

Probabilmente, solo Furio saprebbe memorizzarle tutte. Vi si legge, per esempio, che il divieto di circolazione è un po’ più blando per i veicoli provenienti dalla (o diretti in) Sardegna; che esso non vale per determinate categorie di trasporti e comunque “per i veicoli che compiono percorso per il rientro alla sede dell’impresa intestataria degli stessi, purché tali veicoli non si trovino ad una distanza superiore a 50 km dalla sede a decorrere dall’orario di inizio del divieto e non percorrano tratti autostradali”; che le prefetture possono, inoltre, autorizzare la circolazione di altri veicoli teoricamente tenuti allo stop domenicale; eccetera.

Visto che abbiamo parlato di Sardegna, chiaramente non è la sola regione d’Italia, negli ultimi tempi sembra strano ma sono più i mezzi che circolano nei giorni di divieto che nei giorni normali, ma i permessi a chi vengono rilasciati da parte delle Prefetture?

Stavo pensando che anche io con il mio mezzo di chiedere al prefetto di farmi rilasciare l’autorizzazione alla circolazione per andare a casa di mio figlio la domenica, pensate che mi verrebbe rilasciato?, Beh in questo caso proprio no (almeno credo), ma se dico che devo portare dei prodotti alimentari freschi? Ecco a questo punto sono già autorizzato con una bella “d verde” sul mezzo.

Se invece come spesso accade i supermercati chiedono le consegne anche di domenica ma non di “solo”  prodotti freschi, ma anche di “secco” (come lo chiamano loro… ecco che la famosa “d verde” torna utile, perchè magari in mezzo a tutto quel groviglio di prodotti ci metto dentro anche due o tre bancali di verdure (naturalmente in fondo al camion, a tappo) e chi mi controlla?

Insomma: un impianto normativo complesso. Tuttora foriero di incertezze applicative, nonostante siano passati (o forse, proprio perché sono passati…) venticinque anni dall’approvazione del Codice della Strada. Lo scorso 23 aprile, il MIT ha dovuto chiarire con una nota che i veicoli che si trovino a meno di 50 km dalla sede dell’impresa possono rientrarvi, durante il periodo di divieto, anche con il carico a bordo – non è necessario, in pratica, che siano vuoti.

Le Prefetture (alcune sono molto prolifiche) rilasciano con troppa discrezionalità i permessi in deroga, è giusto che la legge non debba essere superata, se non in caso di eccezionalità, dal rappresentante dello stato sul territorio, che…, ma non voglio esprimermi ulteriormente

Momentaneamente, per i camionisti nulla, ma cambia per le aziende di trasporto che non hanno santi in paradiso, oppure che vedono una parte di fatturato che vola via perchè il concorrente può girare quando ci sono i divieti.

Comunque il primo a dover intervenire in materia altri non è che lo stesso MIT. Ma tra le associazioni dell’autotrasporto la preoccupazione e il malcontento sono palpabili. In realtà si tratta, né più né meno, di trovare un bilanciamento tra gli interessi della sicurezza della circolazione stradale e gli interessi produttivo-commerciali.

Il tradizionale provvedimento annuale del Ministero, di per sé, è ancora uno strumento adatto rispetto a un compito tanto complesso? Servirebbe un Codice della Strada tutto nuovo, capace di configurare altri moduli di regolamentazione della circolazione fuori dai centri abitati. L’auspicio di molti è che la legislatura da poco inaugurata produca qualcosa in tal senso.

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