Autisti italiani assunti con contratto romeno tramite una delle tante società di lavoro interinale…..

Autisti italiani assunti  con contratto romeno tramite una delle tante società di lavoro interinale…..

Kunta Kinte?

Si tratta, probabilmente, di una forma di “schiavitù” moderna la notizia di cui si è occupato anche Radio24 stamattina, e pensare che Abraham Lincoln ha abolito la “schiavitù”  oltre un secolo e mezzo fà!

Molte sono ancora oggi, purtroppo,  le forma di “schiavismo” che si aggiungono a quelle della prostituzione, la tratta di umani e lo schiavismo sessuale etc etc., i lavori sottopagati ( vedi autotrasporto) e svolti spesso in condizioni sovrumane. La notizia di oggi che prendo da “laprovinciapavese” dovrebbe allertare e preoccupare non poco. QUALCUNO DOVREBBE SPIEGARMI LA CONVENIENZA PER UN ITALIANO A FARSI ASSUMERE CON CONTRATTO ROMENO!Non v’è da sottovalutare anche la costrizione per molti autisti (altra notizia letta e che non riguarda la CEVA LOGISTICA)) a truccare i tachigrafi dei tir per rimanere alla guida fino allo stordimento mettendo così in serio pericolo la propria vita e quella degli ignari automobilisti.

“Lavorano a Stradella, ma sono pagati con valuta romena e devono sottoscrivere contratti in romeno. Il caso limite riguarda 70 lavoratori italiani della Ceva Logistica. La denuncia arriva dalla Filt-Cgil che, per questo motivo oltre che per l’incertezza sul rinnovo di altri 150 contratti a tempo determinato, ha incrociato le braccia, venerdì mattina, davanti ai cancelli dello stabilimento della “Città del Libro” di via Zaccagnini.

Allo sciopero hanno aderito parecchi lavoratori, che hanno manifestato insieme al segretario provinciale della Filt, Massimo Colognese, e ai delegati regionali Cgil e interni del personale. Sotto accusa del sindacato, in particolare, la presenza all’interno della logistica di un’agenzia interinale romena, che ha sottoscritto con una settantina di ragazzi italiani, tutti residenti in oltrepò, contratti in lingua romena, che prevedono paghe con la valuta corrente della Romania, ovvero il leu.

«La parte fissa dello stipendio viene pagata con moneta romena, mentre una piccola parte in euro – attacca Colognese -. Ovviamente è un modo che l’agenzia ha per non pagare le tasse sul lavoro. La scorsa settimana abbiamo denunciato il fatto al consorzio “Premium Net” e, non avendo ricevuto risposta, lunedì abbiamo avviato lo stato di agitazione». Questi contratti prevedono una retribuzione mensile di 5000 lei rumeni (1100 euro), ma il costo del lavoro per questa agenzia è molto più basso: «Al netto questa paga è più bassa di quella che viene pagata in euro agli altri lavoratori – aggiunge Colognese -. Ma alla cooperativa questi lavoratori costano ancora meno perchè mancano contribuzione e Inail. Tra l’altro è difficile parlare con i ragazzi perché appena sentono parlare di sindacato si allontanano».

Questo non è l’unico problema: proprio venerdì, infatti, scadevano 150 contratti di lavoro a tempo determinato e il consorzio non aveva ancora comunicato se ci sarebbero stati dei rinnovi oppure no. «Il contratto prevede un rinnovo per un massimo di cinque volte – spiegano i delegati della Filt Cgil – ma i lavoratori vengono fatti ruotare nelle diverse cooperative. Noi, invece, sosteniamo che Ceva sia un magazzino unico e quindi tutto questo non è possibile». Infine, nonostante gli accordi sottoscritti tra Cgil e Premium Net lo scorso anno, ci sono ancora cooperative all’interno della logistica che non applicano il contratto nazionale: le stesse cooperative, inoltre, sempre più spesso modificano la loro ragione sociale, l’indirizzo e la partita Iva, ingenerando molta confusione tra i dipendenti.

Con la protesta, che ha bloccato l’attività del polo per tutta la mattina, la Cgil chiede a Ceva e ai consorzi di cooperative di prendere in mano la situazione, controllando soprattutto l’attività dell’agenzia interinale romena. Durante lo sciopero momenti di tensione con i lavoratori del sindacato Si Cobas, che in due occasioni hanno tentato di forzare il blocco della Cgil per entrare a lavorare.” da laprovinciapavese

Contratto truffa nell’Oltrepò: per 70 lavoratori italiani paga in moneta romena
Lo stipendio mensile è di circa 300 euro, la multinazionale si è avvalsa di un’agenzia di Bucarest

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Il contratto truffa da camionistionline

dal nostro inviato PAOLO BERIZZI – 4 aprile 2017

STRADELLA (PAVIA). Tra il poco e il niente, meglio il niente. E accetti. Ma il niente è una truffa: lavoro italiano, stipendio romeno (come il contratto). Pagato in leu, la moneta romena che equivale a 0,21 euro. Tradotto: lavori un mese per poco più di 300 euro (1.400 leu) e zero contributi. La beffa nella beffa è che sei un lavoratore italiano che per avere un impiego è costretto a firmare un contratto romeno. È successo a 70 dipendenti della Ceva Logistics Italia, stabilimento a Stradella, nell’Oltrepò Pavese. Quasi tutti originari e abitanti della zona, età tra i 20 e i 45. Stesso destino professionale: la condizione per ottenere un posto alla Ceva – succursale del colosso internazionale dei trasporti e della logistica olandese-americano con strutture in 170 paesi e 51 mila addetti – era una firma sul contratto proposto da Byway Jpb Consulting srl.

Che cos’è? Un’agenzia interinale con sede a Bucarest, alla quale – nell’infinita catena del ribasso a ogni costo – si era rivolta un’altra agenzia (lodigiana) alla quale aveva a sua volta fatto ricorso il consorzio di cooperative “Premium Net”, serbatoio di manodopera appaltato dalla Ceva. L’accordo romeno, scritto in un italiano zoppicante, prevedeva che i 70 assunti nel polo della “Città del Libro”, zona industriale di Stradella, ricevessero uno stipendio “misto”: nella valuta. “La parte fissa veniva pagata in leu, e una piccola parte in euro “, spiega Massimo Colognese, segretario provinciale della Filt-Cgil che venerdì pomeriggio per far deflagrare questa storia di opacità e sfruttamento ha bloccato l’attività della piattaforma logistica convincendo 400 lavoratori a restare fuori dai cancelli. Lo stato di agitazione non è stato un fulmine a ciel sereno: ci si è arrivati dopo che le denunce del sindacato – con richieste al Consorzio Premium di rinunciare ai “servizi” dell’agenzia romena – erano cadute nel vuoto. “Questi contratti – dice ancora Colognese – prevedono una retribuzione mensile di 1400 leu (307 euro), ma il costo del lavoro per l’agenzia è molto più basso. Ed è anche più bassa di quella che viene pagata in euro agli altri lavoratori”. Il trucco è diffuso in vari settori: addetti che a dispetto della nazionalità italiana sono pagati come se avessero il passaporto romeno. Facchini, camionisti, operai, infermieri. Braccia autoctone che la crisi costringe a accettare un gioco sulla loro pelle. Una trappola. Vorresti denunciare ma non lo fai perché devi campare. “I ragazzi appena sentono parlare di sindacato si allontanano “, ha raccontato il segretario della Filt alla Provincia Pavese – . Un ricatto morale, e quasi sempre vince il silenzio. A Stradella non è andata così: venerdì, giorno di sciopero, finiva il primo mese di lavoro dei 70 dipendenti “italo-romeni”. Fisicamente le buste paga non sono arrivate: ci sono solo i contratti. Basta leggerli per capire il giochetto della Byway Jpb Consulting. “Somministrando i lavoratori dall’estero, pagano le tasse in Romania e risparmiano – spiegano alla Cgil – . Ma per il lavoratore dal punto di vista contributivo e fiscale non c’è traccia di niente”. Un escamotage a cui ricorrono le agenzie interinali (sfruttate dalle aziende) è la trasferta farlocca: fai risultare che il lavoratore “romeno” presta servizio in Italia, chessò, tre giorni al mese. E con le trasferte paghi una parte dello stipendio. Nel caso dei 70 di Stradella la “trasferta” veniva pagata 85 euro al giorno. Moltiplicati per tre fanno la parte più consistente dei 307 euro della paga. Meccanismo semplice: la zona “grigia” della busta paga è in moneta romena, quella “in chiaro” è saldata in euro.

Saltato il tappo (venerdì ci sono stati momenti di tensione: i Cobas hanno cercato di forzare il blocco dei lavoratori), ora bisognerà accertare le responsabilità. Partendo dalla fonte. Sapeva il Consorzio Premium dei subappalti dei consorzi ai quali si rivolgeva? E che rapporto c’era tra l’agenzia interinale Sapiens di Lodi e i colleghi di Bucarest?

La sede italiana della Ceva Logistics è a Assago. Del caso Stradella sono stati messi a conoscenza sia l’a.d. sia il capo del personale. Pare che gli stessi vertici aziendali avessero chiesto al Consorzio Premium di interrompere la collaborazione – diretta o indiretta che fosse – con la Byway Jpb Consulting romena. Perché lo stop non è avvenuto? Chi ci ha guadagnato?”

Ricordo a me stesso e a tutti gli amici che seguono questo sito, che da tempo parlo del problema! E se la notizia appresa è vera, lascio a voi carissimi amici le considerazioni.!